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domenica, settembre 30, 2007

E ADESSO?

E adesso niente. A gennaio diventerò zio, ho dato tre esami in una settimana (il fatto che non me ne vanti prendetelo come una vanteria) e posso dire sottovoce di aver finito. Mi attendono due mesi a casa, a scriver la tesi. E l'unica cosa divertente è che mesi fa rima con tesi. Il tempo, come al solito. Se non ci combatti diventa un ottimo alleato.
Domani sera tornerò a Pavia con la macchina a caricare scatoloni. Parlerò intimamente con ogni foglietto di carta, ogni volantino, ogni pezzetto di gomma, ogni matita senza punta, ogni elefantino comprato prima o dopo un esame, quella foto che ritrae benissimo un momento che vorrei non scordare mai, e mi rimanda a tanti altri che un giorno diverranno solo ricordi di emozioni, discuterò a fondo con la mia collezione di penne scariche, con i calzini e le scarpe da calcetto, con la sedia gialla, quella che si rompeva una volta a settimana, farò un paio di domande ai poster che si davano il turno per cadere nei momenti meno indicati, avrò due parole persino per la polvere grigia sopra la pila di libri. Con loro invece, con i libri, chissà, ci ho già parlato un sacco di volte. Forse ne sfoglierò un paio, per il resto faranno sentire la loro voce quando saranno dentro uno scatolone che dovrà scendere di cinque piani.
La nostalgia è lenta. Ma una volta arrivato al portone penserò in fretta ad una frase per il commiato, una frase adeguata fatta di poche parole, con una certa qualità letteraria, e fumerò sollenemente una sigaretta rollata male.
Quando hai solo le vecchie parole come fai a dire qualcosa di nuovo?

lunedì, settembre 17, 2007

DEL PERDERE I TRENI

come hai fatto a perdere un altro treno?!
(Lucia)


Perdere i treni è un arte.
Qualcuno potrebbe pensare che in Italia sia più facile che altrove, ma non è così. Non basta arrivare tardi in stazione, il treno potrebbe essere in ritardo. Non basta uscire di casa solo cinque minuti prima, potrebbe sempre esserci un altro treno subito dopo.
Non è neppure sufficiente non portare gli occhiali (o meglio ancora: essere analfabeti) così da rendere la scelta del binario un'avvincente scommessa, i treni tendono a partire sempre da uno stesso binario e volenti o nolenti prima o poi si finisce per interiorizzarlo.
Per perdere i treni, e naturalmente sto parlando del modo giusto di perdere i treni, bisogna essere consci che esiste un mondo dietro al mondo. Un mondo dove non ci sono spazi vuoti tra una "cosa da fare" e l'altra, dove il tempo non si riempie e non è tuo nemico. Le ragazze stringono più forte le stringhe delle scarpe per dirti che sono emozionate. Lamentarsi è solo una promessa d'amicizia.
Quando il treno fischia trattenere un attimo il respiro prima della cascata inarrestabile di petti e volontà.
Ogni volta che perdiamo un treno quel mondo assomiglia un po' di più a un mondo vero. Perdere i treni è un gioco da giocare seriamente, come ogni gioco.

Stamattina è stata la volta di Sistema politico italiano. E' iniziata la trilogia finale.