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lunedì, dicembre 17, 2007

Forse che la vita è assurda e nessuno di noi, in pratica, capisce gli altri?

La tesi che mi ha portato alla laurea con 105/110 è lì di fianco, con in più la presentazione per chi (giustamente) non volesse sorbirsi le sbrodolate su chi fu il primo a parlare di intertestualità, su quali scrittori misero in crisi per primi la figura dell'autore e su cosa sia il social networking.
Per chi, soprattutto dopo averla letta, se lo stesse chiedendo: sì. La tesi, nell'ultimo capitolo, parla di "Diventa lupo ed azzanna il pastore". E sì: l'ho fatto perchè sono pigro.
Se qualcuno si prenderà la briga di leggerla mi farebbe molto piacere che mi facesse sapere se gli è piaciuta, con un commento o una mail.

Renato, o forse era Giacomo, una volta mi ha parlato della soddisfazione che prova immaginando che, fra vent'anni, un ragazzino con la faccia piena di brufoli (esisteranno ancora i brufoli nel 2027?) entrerà in una biblioteca, chiederà il nostro libro e se ne andrà a casa contento. E' per queste cose che i miei amici scrivono libri.
Io invece penso a quando, tra qualche anno, racconterò a mio nipote (l'idea di un figlio mi sembra ancora totalmente assurda, almeno quanto l'idea di diventare -che ne so- ebreo, o una di quelle persone che si alzano la mattina presto per fare jogging) di quando scrissi il mio primo libro con alcuni amici veramente intelligenti. Inventerò moltissimi particolari (tipo l'intelligenza dei miei amici), mio nipote resterà sbalordito, e forse sarà abbastanza scaltro da capire in fretta che lo zio racconta balle. Ma almeno potrò mettergli quel libro tra le mani.
- e poi, zio?-
- poi l'anno dopo l'università di Ferrara ci finanziò di nuovo e scrivemmo il nostro secondo libro.-
- e poi com'è che sei diventato scrittore?-
- Oh, è semplice: riuscimmo ad ottenere i finanziamenti anche l'anno successivo, e quello dopo ancora. Pubblicammo a quel modo quindici libri-
- E' per questo che costringi zio Renato a frequentare ancora l'Università?-
- A zio Renato piace molto studiare, e poi gli passo un mensile di 1200 euro.-
- e gli altri?-
- zio Giacomo e zio Devid purtroppo si sono laureati, ma sono riusciti a farsi assumere nell'ufficio contabilità dell'Università. Zio Andrea vive nei sotterranei.-

La biografia di Garcia Marquez, uscita ormai - cazzo - cinque anni fa, si intitola "Vivere per raccontarla", ed Enzo Biagi diceva che "vivere è farsi dei ricordi", e io credo di essere così. Spesso vivo per raccontarmi e raccontarla, per avere cose da raccontare e per lavorarci sopra. Forse sono una persona che legge certi libri non per il piacere di leggere, ma perchè penso potrebbero essermi utili per il mio scrivere. Il che è abbastanza un'aberrazione, e la prova di un egocentrismo preoccupante.
Ma, d'altra parte, chi è più egocentrico di un egocentrico che si preoccupa del proprio egocentrismo?

domenica, settembre 30, 2007

E ADESSO?

E adesso niente. A gennaio diventerò zio, ho dato tre esami in una settimana (il fatto che non me ne vanti prendetelo come una vanteria) e posso dire sottovoce di aver finito. Mi attendono due mesi a casa, a scriver la tesi. E l'unica cosa divertente è che mesi fa rima con tesi. Il tempo, come al solito. Se non ci combatti diventa un ottimo alleato.
Domani sera tornerò a Pavia con la macchina a caricare scatoloni. Parlerò intimamente con ogni foglietto di carta, ogni volantino, ogni pezzetto di gomma, ogni matita senza punta, ogni elefantino comprato prima o dopo un esame, quella foto che ritrae benissimo un momento che vorrei non scordare mai, e mi rimanda a tanti altri che un giorno diverranno solo ricordi di emozioni, discuterò a fondo con la mia collezione di penne scariche, con i calzini e le scarpe da calcetto, con la sedia gialla, quella che si rompeva una volta a settimana, farò un paio di domande ai poster che si davano il turno per cadere nei momenti meno indicati, avrò due parole persino per la polvere grigia sopra la pila di libri. Con loro invece, con i libri, chissà, ci ho già parlato un sacco di volte. Forse ne sfoglierò un paio, per il resto faranno sentire la loro voce quando saranno dentro uno scatolone che dovrà scendere di cinque piani.
La nostalgia è lenta. Ma una volta arrivato al portone penserò in fretta ad una frase per il commiato, una frase adeguata fatta di poche parole, con una certa qualità letteraria, e fumerò sollenemente una sigaretta rollata male.
Quando hai solo le vecchie parole come fai a dire qualcosa di nuovo?

venerdì, maggio 25, 2007

Ma che, davero? No, peffindus.

Scena di qualche settimana fa: torneo di calcetto universitario, ultimi minuti di partita, risultato di parità, atmosfera abbastanza calda. Due ragazzi iniziano a litigare:
- Comunista!
- (un po' stupito)Be', vabbé, e tu sei fascista! Che cazzo vuol dire!?
- Sì, sono orgoglioso di essere fascista. E ti brucio come gli ebrei di merda!!!
Ho l'impressione che Travaglio non avrebbe risposto così. E neppure il mio coinquilino. Siccome sono costretto a vivere in mezzo a gente che confonde la destra col fascismo, rispetto molto chi invece sa distinguere. Tutto qui.

Mi mancano pochi esami alla laurea, e sono entrato in tesi. Entrare in tesi significa andare da un professore (nel mio caso una professoressa di Antropologia) e chiedere di essere seguiti nella stesura di uno scritto che, per i laureati triennali, dev'essere lungo una cinquantina di pagine, non dire niente di nuovo e avere altresì una scarsa utilità (che sia sociale, economica o numismatica poco importa). Io, solo ed esclusivamente perchè voglio sempre fare "quello che si distingue dagli altri" (è un brutto vizio, ce l'ho dalle medie) invece di farmi proporre qualcosa dalla professoressa ho deciso di imbarcarmi in un progetto personale su "nonsobenecosa la cultura pop e la figura dell'autore". La settimana scorsa sono stato dalla relatrice, le ho regalato il nostro libro.
- Ed, ecco, ho letto il libro taldeitali di sconosciutoautoreamericano e sto leggendo libropalloso di famosoantropologo...
- Bene, ma lei ha mai letto qualcosa di antropologoevidentementefamoso?
- Aem, no.
- Se lo legga, è fondamentale per avere una base antropologica. E invece di classicoantropologochenonpuònonconoscere?
- ...(ci penso un attimo) sì, certo. L'ho studiato per semiotica.
- Ma ne ha letto librofamosochetuttihannoletto?
- (mentendo) Chiaramente.
- Va bene, comunque lei le basi di comunicazione ce le ha, no? Conosce le varie teorie sulla comunicazione? NO?
- (mentendo spudoramente) Sì, abbas.
- Per esempio la teoriafamosissima di autorecheconosceanchemiasorella la conosce no?
-...ah sì, me lo ricordo. (rimpicciolendo per la vergogna)
- Eccole una lista (chilometrica n.d.a.) di libri a cui dare un'occhiata.
- La ringrazio. Allora ci sentiamo prossimamente, arrivederci.
- Sì, Albiero, ma non le parrebbe il caso di mandarmi una scaletta, o che ne so, un'introduzione della tesi di cui stiamo parlando da un mese? Almeno due righe, su. Arrivederci.






nota: il titolo è una citazione del fans di P. (O meglio: una citazione delle sue sempresianolodate conoscenze romane)

Breve dialogo dal titolo: "Verità findus (ovvero: qual è il punto?)"
A: Nel calcio vince chi si dopa.
B: E vabbè, è un commento del cazzo. Nel ciclismo vince chi si dopa. E potrei fare un milione di altri esempi.
C: Concordo con B. E' un commento fatto da chi, evidentemente, non conosce la situazione e non ha idea nè di cosa sia il calcio, nè il doping, nè evidentemente il ciclismo.




Auguri a E.B. per l'esame più importante.