sabato, maggio 17, 2008

(in)Catacrismi


15.20 me: Devo scrivere un articolo sui cataclismi
suggerimenti?
15.21 elena: t l'ho detto: la nostra generazione
siamo un cataclisma
e ne siamo vittime



La sera a tavola mio padre spesso si perde e ci fa perdere nei racconti dei "suoi" anni settanta, quando scioperava e manifestava per evitare che la produzione di motori elettrici passasse, per decisione dello Stato, dalla Pellizzari di Arzignano all'Ansaldo di Genova. Ma non erano solo scioperi: il suo impegno politico era attivo e costante. Partecipava alle riunioni del PCI locale, organizzava incontri, concerti, si spostava in lungo e in largo per l'Italia per comizi e manifestazioni, incontrava compagni, parlava con intellettuali e dirigenti. Si svegliava in una tenda a caso alle feste del parco Lambro.
A trent'anni da quel periodo l'interesse dei giovani per la politica è talmente scemato da rendere blasfemo un qualsiasi tentativo di confronto.
Io e miei coetanei siamo sommersi di informazione, tanto che nessuno si può più giustificare dicendo "non sapevo/non potevo saperlo". Ma il paradosso in cui viviamo è che, se da una parte le possibilità di informarsi sono enormi, dall'altra le possibilità di agire sembrano essersi incredibilmente ristrette. I centri di potere ci appaiono lontani, assolutamente non influenzabili dalle nostre volontà. Dove, come, da chi sono effettuate le decisioni chiave riguardanti i problemi sociali globali? Avvengono nello spazio pubblico, con la partecipazione impegnata della maggioranza?
Il paradosso è ancora più interessante se si pensa che al governo c'è un partito che si richiama esplicitamente alla libertà. Ma, parafrasando Hannah Arendt, libertà di fare cosa? Libertà da cosa?
La nostra situazione è ben descritta da un esempio di Slavoy Zizek:
il pulsante «chiudi porte» degli ascensori è quasi sempre un placebo assolutamente inefficace, piazzato lì soltanto per dare ai singoli individui l'impressione di partecipare, di contribuire in qualche modo alla velocità del viaggio in ascensore; ma quando premiamo quel pulsante, la porta si chiude esattamente alla stessa velocità di quando ci limitiamo a premere il pulsante del piano.
Ma è davvero così? Non conta. Conta il fatto che la sensazione sia quella.
Eppure. Eppure a vent'anni non dovremmo concederci il lusso di arrenderci.
Spogliandoci dalle responsabilità e pensando che fenomeni come la globalizzazione, il capitalismo selvaggio, la mafia o la burocrazia siano provocati da un Fato a cui non possiamo opporci. Non scordiamoci che la strategia più efficace dell'equivoco è la ripetizione.
Penso a qualche mio coetaneo impegnato in politica: nessuno crede davvero che lo faccia per passione. E, se davvero è così, io per primo lo considero un ingenuo. Siamo troppo disillusi per credere che il mondo possa cambiare attraverso la politica, per cui o ce ne stiamo a casa cercando di non pensarci (o di non pensare) o cerchiamo altri modi per incanalare le nostre energie. Molti fanno volontariato, altri usano internet per dire quello che pensano, o per diffondere programmi gratuiti (o canzoni, film ecc.), pochi sono veramente incazzati. E' tutto molto diverso da quello che accadeva trent'anni fa.
Sono tempi interessanti quelli che stiamo vivendo?



Y ahora mismo, cuando digo que lo que digo no es lo que quiero decir, tampoco quiero decir lo que he dicho.
(Alejandro Dolina)

(Volutamente) non pubblicato dal Corriere Vicentino del 3 maggio 2008

2 commenti:

Alessandra ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
LaVale ha detto...

Mi infilo qua dentro per dirti che non mi faccio mai sentire ma ti penso e leggo molto più di quello che tu sappia.
Se mi leggi batti un colpo.
Ciao Lore.