giovedì, ottobre 18, 2007

Credo proprio che me ne andrò

Da ormai più di due settimane sono tornato a vivere stabilmente a casa con la mia famiglia. Questa settimana ho iniziato a lavorare da mio padre, un po' perchè ho bisogno di soldi, un po' perchè non è umanamente possibile scrivere una tesi per otto ore al giorno e un po' perchè è meglio che inizi a dare un minimo di ritmo alla mia vita. Certo, il lavorare nell'azienda di famiglia aumenta a dismisura le occasioni in cui incontro il grande capo e parliamo, a volte per farmi notare la mia poca voglia di lavorare, altre per spiegarmi come fare delle cose, altre ancora per dirmi come ho sbagliato a farne delle altre, altre infine per chiedermi quali cose ho intenzione di sbagliare in futuro. Ma tutto ciò è normale: mio padre a gennaio diventerà nonno (ha vietato a chiunque di chiamarlo così, e ovviamente io lo faccio in continuazione) e inizia a sentirsi vecchio, il governo Prodi sta tassando in modo smisurato le piccole e medie imprese, gli insoluti e le truffe sono aumentate a dismisura, l'interessante giornale che mio padre legge ogni settimana è l'equivalente di un travaso di bile e, più di tutto, mio padre ama lamentarsi.
Penso non sia questo che mi destabilizza, e neppure certi momenti di solitudine, o il notare d'improvviso la provincialità, e neanche il non dover più nè cucinare nè pulire mi fa particolarmente soffrire (strano vero?). Penso ci siano situazioni che funzionano e altre che non funzionano, proprio come i rapporti, in fondo non può mai andare tutto davvero bene, e se succede non puoi fare a meno di aspettarti da un momento all'altro che qualcosa giri storto.
Uno dovrebbe sforzarsi di capire quali situazioni e quali rapporti lo destabilizzano, perchè possono aiutarti a capire chi sei, e di cosa hai bisogno.
(com'è che fatico a scrivere questi discorsi in prima persona?)



Lunedì mattina, primo giorno di lavoro, cucina.
(liberamente tradotto dal dialetto)

Lore: yaaawnn...sgronf. Ugh.
Padre: buongiorno! Cosa vuoi per colazione?
L: (stupito, ma non troppo a causa del sonno) Eh? Beh...yaaawn...un caffé, grazie
P: Un caffè? Sicuro di non volere un po' di succo?
L: No, valà, un caffè se ce la fai. (si infila in bagno)
P: (dalla cucina, urlando) Ma non puoi fare una colazione normale? Nessuno beve caffè la mattina, tua sorella beve la spremuta d'arancia, bevi un po' di succo!
L: Papà, solo perchè in frigo c'è del succo d'ananas e mia sorella beve spremuta d'arancia non vuol dire che il mondo ha smesso di bere caffè alla mattina
P: Si ma devi andare a lavoro, il caffè ci mette un po'.
L: (rassegnato)vada per il succo...
P: Eh no! Ho già messo su il caffè ormai!


sera imprecisata, famiglia riunita a cena, cucina.

Padre: Ho avuto un'idea.
Lore: Ah.
P: (senza fermarsi)...Devi scrivere a Internazionale perchè ho visto che non fanno mai recensioni di libri di scrittori sudamericani le fanno di scrittori indiani, inglesi, africani
L: Mmm.
Padre: (senza fermarsi)...allora siccome a te piacciono gli scrittori sudamericani gli scrivi una mail e gli dici che puoi mandargli una recensione di un sudamericano a settimana e loro te la pubblicano. Stasera gli scrivi.
L: Certo.
Il padre inizia a mangiare.
...
..
L: (sforzandosi di inarcare il sopracciglio) non ti sfiora l'idea che potrebbero anche non pubblicarmi?
P: loro non fanno recensioni di libri sudamericani.

Avete presente quel piccolo brivido che provate quando un capello si infila accidentalmente nell'orecchio? Spero sempre che la mia ironia faccia lo stesso effetto. Ma in queste faccende mio padre è pelato.


(quella mail l'ho scritta.)
voglio molto bene a mio padre.


Penso che i rapporti possano essere definiti dai grandi momenti che non vivremo mai, o dalle piccole cose che facciamo.
(J.D., penultima puntata della seconda serie di Scrubs)

3 commenti:

Alvaro ha detto...

A quando una birrozza al king come ai vecchi tempi?

Giu ha detto...

Vabbè, io ti linko.

Ofelia ha detto...

Gran bel post.