lunedì, agosto 13, 2007

E' difficile guardare cio' che bisognerebbe guardare

Ho passato cinque giorni, fino a ieri mattina, in quella che secondo l'inutile e confusa guida Mondadori di mia madre e' la spiaggia piu' bella di tutto il Brasile: Jericoacoara. Ero arrivato li' dopo una notte a Fortaleza, una metropoli (i brasiliani direbbero:"uma cidade de media grandeza") distesa lungo l'oceano, visibilmente pullulante di cinquantenni a passeggio con mie coetanee. Li', seduto su uno dei tanti bar del litorale, con gli occhi ancora sporchi dei quattro giorni passati a Rio de Janeiro, e mi ero ben rivestito con tutta l'ignavia e l'indifferenza che ero riuscito a racimolare.
Prendi tre strade principali, le incroci con altre tre, aggiungi un paio di stradine minori (tutta sabbia, niente cemento) ed ecco il villaggio per intero: Jericoacoara, ovvero i coccodrilli prendono il sole. Un posto hippie chic a due passi da una lunghissima spiaggia spazzata dal vento. O meglio: una cinquantina di redditizie Pousadas, un nutrito manipolo di appassionati di windsurf e kitesurf (il surf con il paracadute: tre giorni e cinquecento riales per imparare), argentine venditrici di collanine, un bar gelateria uruguagio, una decina di ottimi ristoranti e tre locali notturni. Aggiungi una duna alta duecento metri da cui si puo' ammirare il sole che si tuffa nell'oceano e allo stesso tempo sciare con una tavola da snow.
Insomma: niente di cui lamentarsi veramente. Menchemeno per il fatto che la vita notturna inizia alle due di notte e finisce a mattino inoltrato.
Solo che oggi, uscito dalla bolla di Jericoacoara, mi ritrovo in una citta' dal fascino fatiscente: qua e la' edifici coloniali in stile portoghese sembrano in procinto di crollare da un momento all'altro, a meno che la natura non si riappropri dello spazio perduto e gli alberi che intravedo oltre le facciate diventino (sono gia'?) le strutture portanti. Belem, alle foci del Rio delle Amazzoni, dove migliaia di metri cubi d'acqua al secondo concludono il loro viaggio attraverso la foresta Amazzonica, marroni dall'inizio alla fine, con dentro molto piu' pensieri di quanti noi ne potremo mai pensare. Provo a farmi scorrere nella mente tutta la sofferenza sorridente che ho visto in queste ultime due settimane. Gente che dormiva nuda per strada, si aggirava per i tavolini di un bar chiedendo la carita', vendeva qualunque cosa per un rial, faceva volare dei birilli agli incroci. Volti diversi per la stessa disperazione.
Un purista, quale io mi sento poco prima di cena, dopo un bagno in piscina e una doccia, in jeans e maglietta spaparanzato su una sedia di fronte al computer dell'albergo, direbbe che essere messo a parte della sofferenza di qualcuno obbliga chi ne ha la possibilita' a prestargli aiuto.
Ma quant'e' grossa la responsabilita' morale di una decina di turisti che passano una ventina di giorni in giro per il Brasile? Quante mani in tasca per non sentire il peso della coscienza?
In soldoni: quanto dovremmo dare? Qual e' la mia percentuale?

Mi rendo conto che riducendo tutto ad un dare e avere rivelo l'essenza consumistica della mia cultura, e intuisco che questo e' il sintomo di una marcescenza, di qualcosa che non funzionna, ma di fronte a me resta il maledetto e inevitabile dilemma di un ventenne mediamente istruito, che non si e' guadagnato praticamente nulla di cio' che ha, di fronte a un grande fiume pronto a portarsi via tutte le purezze.


quale crema metti
che soluzione usi per difendere
quell'ingenuità?

(Daniele Silvestri - Io fortunatamente)

4 commenti:

alfa ha detto...

Tende piedade, Senhor, das santas mulheres
Dos meninos velhos, dos homens humilhados - sede enfim
Piedoso com todos, que tudo merece piedade
E se piedade vos sobrar, Senhor, tende piedade de mim!


http://spazioalfa.blogspot.com/

Anonimo ha detto...

ciao
sono Ilaria
mi piace leggere il tuo blog
mi piace sapere che ho degli amici che pensano. Mi mancano un po' gli amici che pensano. Intanto faccio finta di niente, faccio la mostra, sono la mostra. Qui e' pieno di cagoni.
Disperati saluti
io

Elena ha detto...

Da questa parte, dall'altra parte, da altre parti (del mondo). Quando torni?

giacomo ha detto...

Pollice verso per la pagina uguale alla mia.